Stadio San Siro

La partita più dura per il futuro di San Siro si sta giocando a colpi di carte bollate. Al momento, sul tavolo del TAR Lombardia ci sono ben cinque ricorsi che pesano come macigni sul progetto di rifacimento dell’impianto. Tutti i ricorsi, nonostante le varie motivazioni, hanno ad oggetto il futuro del Meazza.

È proprio tale omogeneità che ha convinto il Giudice Amministrativo a trattarli in un’unica udienza, fissata per il prossimo 23 giugno. Dunque, data cruciale per il futuro di San Siro e della città.

Ma come siamo arrivati a questo punto e cosa sta succedendo davvero dietro le quinte?

L’ultimo atto di questa battaglia è andato in scena lo scorso dicembre. Al centro della bufera c’è il contratto firmato il 5 novembre 2025 tra il Comune di Milano e la Stadio San Siro Spa (la società creata da Inter e Milan per gestire l’operazione).

I comitati che si oppongono al progetto sostengono che il Comune abbia “corso troppo”. L’accusa è quella di aver forzato la mano sulle norme di semplificazione amministrativa (previste dal decreto legislativo 38/2021), interpretandole in modo fin troppo elastico, favorendo così i club. In pratica, secondo chi ha fatto ricorso, Palazzo Marino avrebbe saltato o abbreviato passaggi che invece erano fondamentali per garantire la trasparenza e la tutela pubblica.

Da parte sua, il Comune di Milano non ha intenzione di arretrare di un millimetro. L’amministrazione si è già costituita in giudizio, difendendo con forza ogni firma messa sui documenti. La tesi è chiara: la legge permette – anzi, incoraggia – procedure più snelle quando si parla di ammodernare impianti sportivi strategici. Per il Comune, i ricorsi non sono solo infondati, ma rischiano di bloccare inutilmente un investimento vitale per la città e per la sopravvivenza economica di Inter e Milan.

Cosa può accadere, dunque, all’esito dell’udienza del 23 giugno?

Lo scenario per Milano potrebbe cambiare radicalmente: se il TAR dovesse respingere i ricorsi, i club avranno finalmente la strada spianata per costruire uno stadio d’élite, moderno e redditizio. Al contrario, se anche solo uno venisse accolto, il castello di carte rischierebbe di crollare. I tempi si allungherebbero a dismisura e Inter e Milan potrebbero decidere che la pazienza è finita, tornando a valutare altre opzioni.

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