Mansfield

Come diceva Gianni Brera, la palla è rotonda. Un aforisma geniale, senza tempo, che ancora oggi ci insegna una verità semplice: si può vincere o perdere “da” e “con” chiunque. Dopotutto il calcio è così, è il regno dell’imprevedibilità.

Un episodio può indirizzarne le sorti. La fortuna, storpiare un risultato. Il gioco, a volte, rifiuta il rigore dei pronostici. E allora capita anche che il Mansfield Town (terza divisione inglese) avanzi sorprendentemente in quella che è la competizione più antica al mondo, la FA Cup.

Il Mansfield: una piccola città per una grande storia di calcio.

La storia che vogliamo raccontarvi è questa: da una parte, la piccola e umile squadra del Nottinghamshire, il Mansfield, poche stelle e tanto sudore; dall’altra invece il più quotato Burnley (Premier League), la squadra di casa. Si gioca nella cornice del Turf Moor e in palio c’è la preziosa qualificazione al quinto turno di coppa, i nostri ottavi di finale.

Pronti via e già si capisce che i Clarets, la squadra ospitante, ha in mano la partita: dialoghi in velocità, pressione alta e ripartenze fulminee, creano non pochi imbarazzi agli Stags (i cervi). Il Burnley è in palla, crea almeno 4 palle gol, ne segna uno e tutto pare andare verso una comoda qualificazione.

E invece no. I gialli delle Midlands orientali hanno assorbito il colpo, ma sono ancora in partita. Si giocano il tutto per tutto, con coraggio e abnegazione. Un atteggiamento che sorprende i padroni di casa, tant’è che prima Oates di testa, e poi Reed (con uno splendido calcio di punizione) ribaltano clamorosamente la gara. A qualificarsi dunque è il Mansfield, alla faccia di ogni pronostico.

Da Clough a Clough: il gusto per le grandi imprese.

Ma c’è un dettaglio che dà a questa partita un fascino dai contorni epici.

Il tecnico del Mansfield, infatti, fa di nome Nigel e di cognome Clough, uno di quelli pesanti che ci riportano indietro nel tempo. E allora come possiamo andare a ritroso senza citare gli anni d’oro di suo padre, quel Brian Clough che fece sognare proprio come fanno oggi i tifosi del Mansfield, la cupa provincia inglese?

Un tecnico, quello nato a Middlesbrough nei primi anni ’30, di comprovato carattere, diretto come pochi, ma soprattutto, molto avvezzo alle imprese. Sì, proprio così, alle imprese, con la “I” maiuscola: quella alla guida del Derby County, trascinato a forza dal grigiore della serie B al trionfo in First Division (l’attuale Premier League) nel 1971, ma soprattutto gli anni indimenticabili al Nottingham Forest: una neopromossa capace di vincere due Coppe Campioni consecutive (1979 e 1980).

Gli anni del Liverpool con Clough nel mezzo

Erano gli anni in cui a dominare era il Liverpool, quello di Keegan prima e di Dalglish poi, che dalla seconda metà degli anni settanta alla prima metà degli anni ’80 vinse tutto ciò che c’era da vincere (4 coppe campioni, 2 coppe UEFA, svariati titoli nazionali).

Egemonia, quella dei Reds, che solo “the genius” seppe spezzare: forgiando una squadra con un cuore grande così, e che mai avrebbe più vinto senza il suo condottiero in panchina.

Dove riuscirà ad arrivare la squadra di Clough figlio?

Fare un paragone o anche semplicemente un parallelo, fra padre e figlio è di dubbio gusto e calcisticamente privo di fondamento. Perchè le gesta di Clough senior sono di quelle che rimangono di diritto nella storia del calcio.

Tuttavia è curioso notare come un altro Clough, seppur con le debite proporzioni, abbia saputo costruire una piccola ma al contempo grande, storia di calcio. O meglio, un’impresa sulle orme del papà. Nigel e la sua squadra ora si trovano ad affrontare dunque il quinto turno della competizione, contro un Arsenal che sulla carta, lascia poche speranze.

Ce la faranno ancora a ripetere l’impresa? Saranno loro i prossimi “giant killer”? La palla è rotonda, come diceva Brera. E allora possiamo aspettarci ancora altro dal giovane Clough e la sua squadra di uomini veri.

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