Calendari sempre più fitti, partite ravvicinate, infermerie piene. Benvenuti nell’era del calcio moderno, quello in cui si gioca troppo e si riposa troppo poco. Il motivo? Puramente commerciale. TV, sponsor, nuovi mercati e ricavi: si deve sempre andare a 100 all’ora, per non lasciare nulla per strada. E allora, come poteva non fare notizia il PSG che chiede (e ottiene) il rinvio della partita con il Nantes per preparare la doppia sfida europea contro il Chelsea?
Una richiesta che la dice lunga sullo stato in cui versa il football del Vecchio Continente. Il calcio è ormai saturo di impegni. Per molti, addetti ai lavori e non, urgono delle misure. Diventa così sempre più attuale il tema della riforma dei campionati. Un ritorno al passato: il format a 18 squadre potrebbe essere la conditio sine qua non per affrontare tutte le sfide che impone il calcio di oggi.
Campionati a 18 squadre: i vantaggi per giocatori e spettacolo
Meno partite, meno turni infrasettimanali, meno sovrapposizioni con gare di coppa e nazionali. L’aspetto sportivo è il primo che merita una considerazione quando si tocca il delicato tema del cambiamento. Giocare meno impatta innanzitutto sulle prestazioni dei calciatori e sui tempi di recupero. Significa ridurre il rischio di infortuni e la possibilità di allenarsi di più e meglio. Un calendario più leggero, è dunque funzionale anche al lavoro di staff tecnici e preparatori atletici.
Strategicamente inoltre, calendari meno congestionati permetterebbero alle squadre di arrivare più fresche nelle competizioni UEFA, aumentando così le chance di ottenere risultati anche a livello internazionale. Lo sfoltimento delle squadre partecipanti avrebbe effetti anche sulla competitività e sullo spettacolo. Partite più equilibrate, emozionanti, meno condizionate da divari tecnico-tattici renderebbero i campionati a 18 squadre più avvincenti e meritevoli di essere guardati. Esempio ne è la Bundesliga, che parte come modello di riferimento per gli altri club e leghe nazionali.
I vantaggi economici
La possibile riduzione dei campionati da 20 a 18 squadre viene spesso discussa anche per i suoi potenziali vantaggi economici. Con un numero di partite che si ridurrebbe a 34, i club tuttavia non accuserebbero alcun tipo di flessione economica, anzi. La diminuzione delle gare avrebbe esattamente l’effetto contrario, visto l’incremento di partite ad alto livello a discapito di quelle a basso interesse tecnico. Il prodotto televisivo così ne uscirebbe rafforzato e si farebbe qualitativamente più interessante. Giocare meno significa partite più spettacolari e imprevedibili, in linea con l’aspettative del pubblico e degli investitori.
Di conseguenza, il valore dei diritti televisivi potrebbe subire una vera e propria impennata, grazie alla maggiore attrattività per broadcaster e piattaforme media. A diminuire infine anche il costo rosa: panchine più corte aiuterebbero una gestione economico-finanziaria via via più oculata e a investimenti sul mercato meno impulsivi e più coerenti con le risorse a disposizione.
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